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Commento al Vangelo di Giovedì 11 giugno 2020 proposto da don Giuseppe Camboni

Grazie don Giuseppe!

At 11,21-26; 13,1-3

Sal 97

Mt 10,7-13

 

Oggi la chiesa celebra la festa di San Barnaba, definito apostolo anche se non appartenete al gruppo dei dodici direttamente scelti da Gesù. Il libro degli Atti ce lo presenta come uno dei primi convertiti che, dopo la Pentecoste, abbraccia l’insegnamento della nuova fede fino ad arrivare a vendere tutti i suoi averi per mettere il ricavato a disposizione della Chiesa nascente e rendendosi totalmente disponibile all’annuncio del Vangelo. Al fianco di San Paolo lo troviamo in giro per la Grecia, l’Asia minore e perfino a Milano a portare ai pagani la Parola di Gesù. Barnaba, al pari degli altri apostoli, è un vero e proprio apostolo e missionario.

Così, in questo giorno, la liturgia della Parola ci propone dunque la dimensione missionaria della Chiesa nascente dove lo stesso Barnaba è direttamente coinvolto.

Dopo la Pentecoste gli apostoli prendono seriamente in considerazione quanto il loro maestro Gesù aveva comandato: portare ad ogni uomo, fino ai confini della terra, la salvezza operata nei segni dell’annuncio e della conversione.

Il Vangelo di Matteo ci presenta una delle prime missioni in cui i discepoli erano stati coinvolti. Li invita a portare

l’annuncio della novità, della speranza e della salvezza accompagnando la Parola con i gesti tipici che avrebbero accompagnato l’arrivo del Messia. “Il Regno dei cieli è vicino”, è dunque necessario riconoscere i tempi nuovi.

Gesù lega direttamente quest’annuncio all’essenzialità. Non portare nulla di superfluo è fondamentale per comprendere che la salvezza è per tutti, nessuno escluso, a cominciare dagli ultimi, da chi proprio è privato di tutto.

Un’altra caratteristica che ci viene presentata è quella della “gratuità”. Tutto ci viene dato gratuitamente da Dio e allo stesso modo anche i discepoli devono fare. Ancora qui è evidenziata la dimensione universale della salvezza proposta da Gesù.

E tutto ancora è messo nella grande realtà della “pace”. Il Regno di Dio non è da conquistare con le armi della violenza e della soprafazione. È un dono da portare e accogliere nella pace e nell’amore di Gesù.

Anche il Salmo ci invita a meditare i doni e le bellezze del Signore perché, riconoscendoli nella nostra vita e credendo in Lui, non le possiamo trattenere dentro ma siamo portati naturalmente a condividerle nella gioia e nel canto con tutti.

La prima lettura, tratta dagli Atti degli Apostoli, è sempre in linea con questo annuncio di salvezza che deve raggiungere ogni uomo. Ad Antiochia Barnaba e Paolo, inviati dagli apostoli di Gerusalemme, sperimentano la potenza della Parola di Dio. Molti pagani si convertivano alla fede in Gesù e qui per la prima volta si sente definire la Chiesa nascente col nome “Cristiani”, i discepoli di Cristo, i consacrati nel battesimo a una nuova vita nello Spirito.

I discepoli possono davvero vedere come le parole di Gesù hanno preso forma in questa Chiesa nascente che si lascia guidare da sentimenti di pace e di bontà, che mette al primo posto l’annuncio della gioia e della condivisione, che si esalta perché ancora una volta il Signore si manifesta nella fragilità di quanti si mettono al suo servizio, che è capace di riconoscere che questa fragilità può però diventare addirittura la forza per un nuovo inizio.

Ci chiediamo però quanto questa idea di Chiesa sia vicina alla nostra idea e alla nostra esperienza e ci impegniamo, naturalmente, che la nostra idea riesca a raggiungere quella originaria che Gesù e gli Apostoli ne avevano.