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Commento al Vangelo di Lunedì 8 giugno 2020 proposto da don Nicola Ruggeri

Grazie don Nicola!

Mt 5,1-12

 

Il discorso della montagna è un discorso tutto incentrato sulla beatitudine, ma il vero cuore è sempre Dio, sua causa ed origine.

Cogliere cosa voglia dire essere beati vuol dire in gran parte aver presente la condizione della vita del cristiano che cammina verso la pienezza del Regno.

La parole greca “beato”, μακάριος, deriva dalla parola καιρός, parola che indica il “momento giusto o opportuno” o “momento supremo” per… compiere o vivere qualcosa.

“Beato” indica una persona che sa stare nel posto giusto al momento giusto, che vive la condizione ideale per-  e sa vivere il tempo e le opportunità che la vita gli presenta.

Beati sono coloro che vivono in felicità, in pienezza, in contentezza, perché sanno andare al cuore delle cose che vivono e sanno coglierne la preziosità unica.

I Beati sono coloro che vivono le varie condizioni della vita entrando pian piano nella vita di Dio  e scoprono in esse l’occasione per conoscere il vero volto di Dio.

Beati i poveri in spirito, perché di essi è il regno dei cieli.

Nove volte viene ripetuto “beati”, (quasi come un nuovo decalogo) e la beatitudine è la condizione di felicità, di pienezza e di contentezza raggiunta solo attraverso una condizione specifica: povertà di spirito, afflizione, mitezza, di volta in volta specificata.

Nel Primo Testamento probabilmente la beatitudine era ad appannaggio dei perfetti adoratori di Dio e di coloro che conservavano intatta l’osservanza della sua legge.

Nella Nuova Alleanza la beatitudine è per tutti coloro che vivono e colgono l’opportunità dell’afflizione, della persecuzione, del lavoro faticoso per la pace, della mitezza scelta in mezzo a tanta violenza, come occasione per entrare nella dimensione della vera amicizia con Dio e dell’eredità del suo Regno. In Matteo 11, 25-30 Gesù manifesta a gran voce la sua gioia per i piccoli ai quali Dio si rivela e li invita ad andare a Lui per trovare ristoro.

“Venite a me, voi tutti, che siete affaticati e oppressi, e io vi ristorerò. Prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da me, che sono mite e umile di cuore, e troverete ristoro per le vostre anime. Il mio giogo infatti è dolce e il mio carico leggero».

Il giogo è la povertà di spirito, l’afflizione, la mitezza, la fame e sete di giustizia, la misericordia, la purezza di cuore, l’opera per la pace, la persecuzione per la giustizia e per il nome di Cristo.

Il ristoro è Lui: Regno di Dio, consolazione del Padre, Terra Promessa, Misericordia infinita, visione celestiale di Dio, Figlio che ci rende Figli, Erede che rende Eredi, Pietra Angolare che fa inciampare i superbi e su cui i giusti edificano la loro dimora eterna.

Ora, cari amici, dovremmo poter rileggere la nostra vita pensando a tutte quelle situazioni in cui ci siamo trovati a vivere le condizioni propizie per conseguire la beatitudine, ma non abbiamo privato Dio dell’occasione di donarci il suo Regno, di consolarci, di saziarci e così via.

E’ importante cogliere il momento per lasciare che sia solo Dio a darci ciò che speriamo, diversamente il mondo non perderà l’occasione di propinarci “il farmaco sostitutivo” di turno e impedirà che sia Dio stesso a renderci beati.

Così basti pensare a quanti di noi dicono spesso: “beato te che… non hai questo problema, che puoi fare questo, a cui va tutto bene, che non piangi mai, e così via…”.

Nella seconda parte di ogni beatitudine enunciata da Gesù il passivo divino usato indica che è Dio l’autore di ogni ricompensa e non Lui delude. 

Una persona “beat”a sa stare nella situazione, anche avversa, in amicizia con Dio, profondamente radicato nella fiducia che sarà Lui la risposta giusta al momento giusto.

Una bella sfida, non credete?

Credo che la situazione di debolezza e di precarietà nella quale vivono tanti uomini e donne oggi siano occasioni grandiose perché si manifesti la grazia dello Spirito Santo e possiamo conoscere Dio per ciò che Egli compie nella nostra vita.

Ci siamo chiesti questa domenica: ma come è fatta la Santissima Trinità?

Ebbene la risposta la si ha a partire dal momento in cui si contempla cosa Dio fa in noi quando lasciamo che Egli abiti nella nostra povertà di spirito, nella nostra mitezza, ecc..

Dio già nella mentalità biblica è “ciò che Egli fa”.

Laddove tutto ci spingerebbe a scappare dal pianto, dalla fame di giustizia per farci giustizia da soli, dalla persecuzione, dalla mitezza assediata da tanta rabbia, rimanendo invece con lo sguardo rivolto a Lui accoglieremo la sua manifestazione e sapremo che lui è il Signore.

«Il Signore, il Signore, Dio misericordioso e pietoso, lento all’ira e ricco di amore e di fedeltà» (Es 34,6).

Dio è Colui che fa tutto questo nella tua vita. Stai in lui ed Egli non ti deluderà.

Attendilo, perché Egli verrà. E se tarderà non costruirti idoli con le tue mani, come fece Israele alle pendici del Sinai: essi ti non ti renderanno beato, ma ti svuoteranno sempre più di pace e felicità.

“Rallegratevi ed esultate, perché grande è la vostra ricompensa nei cieli”.

Stai, rallegrati, coltiva in te il desiderio di pienezza ed Egli ti rende Beato.