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Commento alla Parola nella Solennità della Santissima Trinità proposto da don Francesco Deffenu - domenica 7 giugno 2020

Es 34,4b-6.8-9

Dn 3,52-56

2Cor 13,11-13

Gv 3,16-18

 

Dio è relazione

 

  • Con la Pentecoste si è concluso il tempo pasquale, i discepoli sono stati scaraventati fuori dal cenacolo dallo Spirito Santo ed è ripreso il tempo ordinario, la quotidianità dei discepoli ma anche in qualche modo di ciascuno di noi, nonostante le restrizioni dettate dal COVID. Insomma la nostra missione nella vita di tutti i giorni: chiamati a rendere straordinario l’ordinario.
  • Eppure in queste domeniche successive a quella di Pentecoste faremo delle soste significative. La prima di queste è la domenica in cui ricordiamo la solennità della Santissima Trinità.
  • La Trinità, mistero d’amore difficile da spiegare: eppure preferisco vivere in comunione con la Santissima Trinità che saperla spiegare, per parafrasare l’autore dell’Imitazione di Cristo. Lo comprese bene Sant’Agostinocon un sogno divenuto ormai famoso: «Un giorno, sant’Agostino in riva al mare meditava sul mistero della Trinità, volendolo comprendere con la forza della ragione. S’avvide allora di un bambino che con una conchiglia versava l’acqua del mare in una buca. Incuriosito dall’operazione ripetuta più e più volte, Agostino interrogò il bambino chiedendogli: “Che fai?” La risposta del fanciullo lo sorprese: “Voglio travasare il mare in questa mia buca”. Sorridendo Sant’Agostino spiegò pazientemente l’impossibilità dell’intento ma, il bambino fattosi serio, replicò: “Anche a te è impossibile scandagliare con la piccolezza della tua mente l’immensità del Mistero trinitario”. E detto questo sparì».
  • Forse non ci starà l’infinità di Dio nella nostra piccola testolina, ma di una cosa siamo certi: la Trinità è un mistero di comunione. È l’accordo perfetto per dirlo con il linguaggio musicale (allo stato fondamentale o di rivolto – dipende dalla persona della Santissima Trinità che agisce di più in quel determinato momento). Come in un accordo è necessaria una triade di note, così avviene all’interno della comunione intra-trinitaria. C’è perfetta armonia.La Santissima Trinità è l’unica eccezione della matematica dove 1+1+1=1!La scuola di Dio è l’unica dove avere 3 è un successone! Chiamati anche noi ad essere totalmente protesi nell’Altro e nell’altro, pur mantenendo però sempre l’unicità di noi stessi.
  • E questa perfetta comunione non è elitaria, non è chiusa. C’è posto anche per noi! Lo aveva capito bene Rublëv che nella sua celebre icona della Trinità aggiunge un posto anche per noi. Siamo chiamati a prendere parte a questa comunione. Scriveva Santa Elisabetta della Trinità, mistica carmelitana innamorata di questo grande mistero d’amore: «La Trinità, ecco la nostra dimora, la nostra casa, la casa paterna dalla quale non dobbiamo uscire più».
  • Dio non è una infinita solitudine ma è una infinita compagnia. Allora dalla Santissima Trinità possiamo apprendere una grande lezione per la nostra vita: Dio è relazione! Ogni volta che tendiamo a chiuderci in noi stessi… Dio è relazione! Ogni volta che entriamo nelle logiche di gruppetti chiusi… Dio è relazione!
  • Quando anche noi vogliamo puntare in alto, vogliamo puntare alla perfezione, vogliamo puntare alla felicità, alla santità,non possiamo mai farlo senza l’altro, e senza l’Altro.È proprio quando lasciamo la solitudine dell’IO e andiamo incontro alla compagnia del TU, che riusciamo ad intuire qualcosa di Dio, pur nella difficoltà dell’esprimerlo con le sole parole umane. Ricordiamocelo: non ci si salva mai da soli! Se Dio ci ha creati a Sua immagine e somiglianza anche noi abbiamo la parola “relazione” scritta nel nostro cuore: siamo fatti per camminare insieme, mediante relazioni di qualità.
  • Lasciamoci edificare dalla qualità e dalla santità delle relazioni fra le tre persone divine. Ci aiuterà ad alzare il tiro e la qualità anche nelle nostre relazioni con Dio e con i fratelli.